Bullismo e omofobia a 16 anni: “I compagni mi dicevano di suicidarmi”

Derisa, isolata dalla classe, tormentata per mesi con telefonate e messaggi e infine minacciata di morte: è la drammatica esperienza che una ragazza cagliaritana di 16 anni ha vissuto nei mesi scorsi a scuola prima di decidere di abbandonare gli studi. Claudia (non pubblichiamo il suo vero nome per tutelarne l’identità, essendo minorenne), capelli neri e look dark, ha frequentato per due anni, dal 2015, un istituto cagliaritano: ha sopportato per mesi le violenze verbali dei suoi compagni, ha subito isolamento, prese in giro e addirittura minacce e ha infine deciso di chiedere aiuto ai suoi genitori: insieme ne hanno parlato con il preside della scuola, con gli insegnanti e con gli stessi studenti. Nulla è cambiato, gli attacchi continuavano. Alla fine, lo scorso febbraio, ha presentato una denuncia in Questura che non ha avuto però nessuna conseguenza. Da qui la decisione di cambiare vita, lasciare l’istituto e proseguire la sua formazione con un corso regionale.

La storia di Claudia è diventata pubblica lunedì scorso alla Fiera di Cagliari durante il convegno “Condivido”, promosso dal Comitato Parole O_stili in collaborazione con la Regione Sardegna e l’Osservatorio socio-territoriale della comunicazione a cui erano invitati un centinaio di studenti della provincia di Cagliari: durante l’incontro Claudia ha chiesto di prendere la parola e per la prima volta ha raccontato  il suo dramma. Le abbiamo chiesto di riproporre quel racconto per i lettori di Sardinia Post.  Eccolo.

“Tutto è iniziato al primo anno della scuola superiore – ci ha raccontato – I miei compagni di classe hanno cominciato a prendermi in giro. Attaccavano soprattutto della situazione economica della mia famiglia, il mio modo di vestire, infine i miei orientamenti sessuali dato che non ho mai nascosto di essere bisex”. La ragazza si è vista sempre più isolata, mentre quasi tutta la classe si schierava contro di lei. Sono stati mesi terribili, con una situazione sempre più invivibile dentro scuola e fuori. “Poi sono iniziate le telefonate anonime, i messaggi sul telefono e sui social network: ‘devi morire – mi dicevano – perché non ti suicidi? qui non ci fai niente”. Il personale della scuola, il preside e gli insegnanti non sono riusciti a fermare i bulli: persino il padre della giovane ha parlato con i ragazzi ma nonostante ciò gli attacchi sono continuati.

“La situazione era davvero insopportabile e ho deciso di cambiare scuola: mi guardavo allo specchio e continuavo a dirmi che i miei compagni erano mossi solo da ignoranza, che il mio aspetto, i miei vestiti, i miei gusti erano quelli con cui mi sentivo a mio agio. Non era giusto che cambiassi io per gli altri. Ecco perché nonostante mi piacesse molto la scuola ho scelto di cambiare vita”. Ora Claudia ha nuovi amici e nuovi compagni di classe ma non dimentica quanto è successo: “Porto ancora i traumi di quelle violenze. L’unica cosa che posso consigliare a chi dovesse trovarsi in questa brutta situazione è parlarne con qualcuno, familiari o adulti: solo loro sanno come aiutarti. E poi essere se stessi, a prescindere da quello che dicono gli altri”.

 

 

FONTE: Sardinia Post Magazine (http://www.sardiniapost.it/cronaca/la-storia-bullismo-omofobia-16-anni-compagni-mi-dicevano-suicidarmi/)

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