Chi siamo

L’Associazione contro il bullismo scolastico: una vittima di bullismo fonda un’Associazione
L’Associazione contro il bullismo scolastico (ACBS) nasce dall’esperienza di un ragazzo di vent’anni, Vincenzo, che, dopo aver subito per tutto l’arco del suo percorso scolastico atti di bullismo, decide di fondare un’Associazione per contrastare questo fenomeno ed aiutare le vittime di bullismo e cyberbullismo. L’idea di creare questa Associazione scaturisce in Vincenzo nell’estate del 2014, quando sente alla televisione che una ragazza, vittima di bullismo, stanca di subire ulteriori vessazioni, si era uccisa lanciandosi da una finestra. Vincenzo decide così di attivarsi per aiutare i giovani che hanno subito o continuano a subire in ambito scolastico o extrascolastico comportamenti aggressivi e violenti di natura sia fisica sia psicologica. In questo senso si può affermare che Vincenzo svolge la funzione di natural helper, in quanto cerca di trasmettere le proprie conoscenze esperienziali a favore della collettività. L’Associazione ACBS è nata da poco tempo, nel Febbraio del 2015, ed è presieduta da Vincenzo e dal fratello Giuseppe, vice-presidente; è formata da una decina di ragazzi e ragazze, tutti sui venti/venticinque anni, che sono assistenti sociali, vittime di bullismo e cyberbullismo e da alcuni amici di Vincenzo, che lo sostengono e lo supportano nel gestire l’Associazione. La sede legale si trova presso la residenza di Vincenzo a Magnago, un paese in provincia di Milano e confinante con Busto Arsizio; da Gennaio 2016 ACBS ha ottenuto dal Comune di Magnago uno spazio, in cui si svolgono le riunioni mensili dell’Associazione con i suoi membri, ogni primo martedì del mese.
ACBS è un’Associazione di volontariato riconosciuta dalla legge 266/1991 (Legge quadro sul volontariato); il suo statuto, come quello di altre associazioni, si basa sull’assenza di fini di lucro, sulla democraticità della struttura, sulla gratuità del lavoro dei membri e delle prestazioni offerte, sulla definizione di parametri per identificare chi può appartenere o meno all’Associazione e sull’elaborazione di un bilancio della suddetta (Ranieri: 2011). Lo scopo principe delle associazioni di volontariato consiste infatti nella promozione della solidarietà sociale: in ACBS, i membri svolgono un lavoro molto attivo sia per prevenire il problema del bullismo e sensibilizzare il territorio sia per aiutare le vittime di bullismo e cyberbullismo. Fin da subito e tuttora l’Associazione, per promuovere le proprie attività, utilizza un sito internet, un forum e una pagina Facebook per rispondere ad eventuali messaggi e richieste delle vittime e/o dei loro genitori; inoltre i membri di ACBS ascoltano telefonicamente le vittime o vanno a conoscerle a casa per creare un rapporto di fiducia che le aiuti a contrastare e a cercare di superare le conseguenze degli atti di bullismo subiti.
Da quando è nata, l’Associazione ha fatto grandi passi avanti; ora il lavoro di ACBS tendenzialmente si basa sui seguenti aspetti:
 costruire un progetto di lavoro congiunto tra i membri dell’Associazione basato sulla reciprocità delle competenze di ciascuno;
 offrire uno spazio di ascolto e di supporto alle vittime di bullismo e cyberbullismo; da ottobre 2016 ACBS ha ottenuto anche uno spazio dal Comune di Cerro Maggiore, in provincia di Milano, due sabati pomeriggio al mese, per incontri fra operatori sociali ed ex vittime di bullismo e cyberbullismo;
 organizzare e realizzare, sull’intero territorio nazionale, interventi mirati alla prevenzione del fenomeno, soprattutto nelle scuole, con incontri rivolti ad insegnanti, genitori e ragazzi attraverso testimonianze dirette e l’ausilio di operatori professionisti.

Il lavoro sociale all’interno dell’Associazione contro il bullismo scolastico

Uno degli aspetti su cui si basa l’Associazione contro il bullismo scolastico consiste nel mettere in atto un lavoro congiunto tra tutti coloro che compongono l’Associazione, vittime ed assistenti sociali, in modo tale da garantire il più possibile degli interventi efficaci a favore della popolazione in generale e in modo specifico delle vittime di bullismo. Infatti il lavoro sociale di ACBS sul territorio è garantito grazie ad un potenziamento delle competenze interne all’Associazione; la prevenzione e l’aiuto nei confronti delle vittime promossi insieme da operatori sociali e naturali è efficace solamente nel momento in cui le conoscenze esperte ed esperienziali si confrontano e si supportano a vicenda attraverso attività e incontri decisi da tutti i membri di ACBS.
Pertanto il lavoro di ACBS inizia con l’individuazione delle preoccupazioni principali: come affrontare nel territorio questa tematica, che il più delle volte è conosciuta, ma molto spesso tenuta nascosta dalle vittime, dai bulli e dai loro genitori? come fronteggiarla nel migliore dei modi per lasciare in tutti una consapevolezza sulla pericolosità del bullismo e sulle sue conseguenze? A chi rivolgersi per prevenire il fenomeno?
Durante gli incontri mensili tra i membri di ACBS, ognuno ha il suo spazio per parlare ed esprimere le proprie idee: nessuno viene escluso, poiché è fondamentale unire le opinioni di tutti per raggiungere gli obiettivi principali dell’Associazione: sensibilizzare più persone possibile su questa tematica e supportare le vittime di bullismo. Infatti ogni decisione dell’Associazione viene presa o almeno condivisa da tutti i membri: ad esempio la proposta scritta necessaria per il progetto sul bullismo nelle scuole viene elaborata insieme, in modo da risultare frutto di un confronto e di una collaborazione tra tutti; perciò il progetto valorizza la voce e i pensieri di ogni membro di ACBS. Pertanto sia le assistenti sociali sia le vittime di bullismo si trovano in una posizione paritetica e insieme propongono gli interventi da effettuare, riconoscono i punti di forza e i punti di debolezza: ad esempio, come si vedrà meglio in seguito negli incontri con i ragazzi, gli operatori organizzano dei “giochi di ruolo” per i minori all’interno delle classi; a questo proposito, Vincenzo una volta ha espresso la necessità di cercare un’altra attività sul cyberbullismo da far fare ai ragazzi poiché, secondo la sua esperienza anche di vittima di cyberbullismo, è necessario che i ragazzi stessi comprendano soprattutto la pericolosità dei social network. Tale scambio di competenze tra Vincenzo e le assistenti sociali comporta il fatto che la prevenzione non viene effettuata attraverso un approccio “centrato sull’operatore” e un approccio “delegante”, spiegati precedentemente. Quindi si può comprendere come Vincenzo non sia considerato come un “recettore” di interventi predisposti ad hoc dagli operatori, ma come un “coproduttore”, ossia una persona che partecipa in modo attivo, decidendo e riflettendo insieme agli operatori sulle strategie da attuare sul campo.
Oltre agli incontri a carattere formale tra i membri di ACBS, esposti sopra, sono fondamentali i momenti informali per conoscersi meglio e rafforzare i legami tra le vittime e gli operatori e fra le vittime stesse; pertanto questi momenti di socializzazione (cena, pranzo, merenda), sono utili per far sì che tutti partecipino in modo attivo alla programmazione e alla realizzazione degli interventi dell’Associazione stessa. Tali momenti informali consentono anche ai membri-vittime di bullismo di raccontarsi e condividere la propria esperienza in occasioni in cui ci sia un clima di fiducia e non giudicante; grazie soprattutto al ruolo di Vincenzo come operatore naturale di aiuto, i membri-vittime possono acquisire coraggio e farsi poi testimoni sul territorio, raccontando la propria storia. Inoltre queste occasioni permettono ai membri di creare un legame che va oltre al lavoro per ACBS: nascono così dei veri e propri rapporti di amicizia, che sono la base per mettere in atto un intervento più adeguato di prevenzione e di supporto alle vittime di bullismo.

Il lavoro sociale sul territorio dell’Associazione contro il bullismo scolastico
Oltre ad un lavoro sociale interno all’Associazione, in cui è possibile notare lo sviluppo e l’intreccio delle competenze esperienziali e tecniche, i membri predispongono degli interventi esterni all’Associazione per cercare di affrontare nel migliore dei modi la tematica del bullismo e del cyberbullismo. Essenzialmente essi si muovono su due fronti: da un lato gli interventi sono volti alla prevenzione sociale del fenomeno, prima ancora che esso si sia verificato, dall’altro lato all’aiuto delle vittime, soprattutto attraverso l’ascolto delle vittime stesse. Per quanto riguarda la prevenzione sociale, come detto precedentemente, per fare in modo che essa sia finalizzata al benessere comune e cerchi di evitare il diffondersi del malessere, essa viene intrapresa in ACBS attraverso un lavoro congiunto tra Vincenzo e le assistenti sociali e attuata attraverso un metodo partecipativo: lavoro congiunto e metodo partecipativo sono orientati all’attivazione del processo di empowerment relazionale; ciò permette alle persone di mettere in gioco le proprie potenzialità e risorse. Per quanto riguarda l’aiuto alle vittime, i membri si focalizzano sugli interventi di advocacy e sulla promozione del valore della mutualità, tra Vincenzo e i minori-vittime di bullismo. Il fenomeno del bullismo, come già esposto precedentemente, è diffuso soprattutto nelle istituzioni scolastiche; pertanto ACBS preferisce operare in tale ambito, promuovendo un intervento di prevenzione per determinate categorie a rischio di diventare vittime o bulli e alle loro reti relazionali significative. Il progetto prevede che gli interventi, della durata in genere di circa due ore, si svolgano sui seguenti aspetti:
 per quanto riguarda i ragazzi, gli incontri si focalizzano su un brainstorming iniziale, su dei giochi di ruolo sul bullismo e il cyberbullismo, su una breve spiegazione teorica del bullismo e del cyberbullismo, sul corretto utilizzo dei social network e della rete in generale e su testimonianze di esperienze dirette di vittime di bullismo;
 per quanto concerne gli insegnanti e i genitori invece, gli incontri si focalizzano su come essi possano riconoscere se il loro figlio/alunno è vittima o bullo, su una breve spiegazione teorica del bullismo, sugli aspetti legali del cyberbullismo, su alcuni suggerimenti utili per prevenire il fenomeno e su racconti di esperienze dirette di vittime di bullismo.

Gli incontri con i ragazzi nelle scuole
Gli incontri con i ragazzi vengono organizzati a seconda dell’età degli stessi; per i bambini delle elementari che, come si è detto nel primo capitolo, hanno bisogno di comprendere quali siano le abilità relazionali più adatte da mettere in atto, i membri dell’Associazione focalizzano l’attenzione soprattutto sulla conoscenza del fenomeno del bullismo, dato che i minori a quest’età spesso si fanno influenzare maggiormente dai coetanei negli atteggiamenti e nei comportamenti. Per i ragazzi più grandi (scuole medie e superiori) invece l’attenzione si focalizza soprattutto sulle testimonianze e sulle discussioni riguardo i rischi e la gravità del fenomeno; inoltre si danno anche informazioni più specifiche sul bullismo, soprattutto sul fatto che, dal compimento dei quattordici anni, anche in assenza di una fattispecie penale ad hoc sul bullismo, in alcuni casi, le azioni connesse a tale fenomeno possono assumere rilevanza penale, come detto nel terzo capitolo. Negli incontri di prevenzione, i membri di ACBS non possono sapere con certezza con quali ragazzi si devono relazionare: lo scopo rimane quello di informarli in maniera approfondita sul bullismo; del resto non è possibile prevedere cosa possa accadere durante gli incontri; ad esempio, alcune volte l’Associazione promuove solo un intervento di prevenzione del fenomeno, altre volte invece ha messo in atto dei veri e propri interventi di advocacy per aiutare le vittime di bullismo, come si vedrà in seguito. Dato che la prevenzione di un fenomeno sociale come il bullismo deve partire dalla gente comune, cioè essere fruita e prodotta dai diretti interessati, l’Associazione, all’inizio degli incontri con i ragazzi, promuove la pratica del brainstorming, per appurare che cosa sappiano sul bullismo. Il brainstorming, inteso come tecnica creativa di gruppo per far emergere più informazioni possibili riguardo a una determinata tematica che si vuole prendere in considerazione, è anche la modalità più adatta e più veloce per raggiungere tale scopo (Buccoliero, Maggi: 2005). I ragazzi riescono infatti ad esprimere con relativa facilità, anche solo in una parola, il significato che loro stessi danno al bullismo; i membri dell’Associazione rimangono in genere impressionati soprattutto dal fatto che, in quasi tutte le classi in cui si recano, gli alunni affermano che la causa del bullismo sia dovuta a “problemi a casa”, sia della vittima, sia soprattutto del bullo. I membri dell’Associazione si accorgono che i minori capiscono se ci sono dei problemi nella famiglia e sono consapevoli del fatto i loro bisogni sono importanti e devono essere ascoltati; inoltre l’Associazione ritiene che i genitori debbano mettere i figli al centro del loro progetto familiare: infatti, quando non lo fanno, i bambini si sentono emarginati e potrebbero manifestare lo scarso affetto ricevuto in famiglia, provocando atti di bullismo volti spesso solo ad attirare l’attenzione dei coetanei, degli insegnanti e degli stessi genitori. Inoltre, nel momento del brainstorming, alcuni ragazzi attribuiscono ai social network la responsabilità di alcuni episodi di cyberbullismo; in questo contesto, l’intervento dei membri di ACBS consiste nel far ragionare i minori sui rischi e sui pericoli della rete, a cui si devono accostare in modo corretto e rispettoso dell’Altro. Il brainstorming viene utilizzato come mezzo sia per spiegare cosa sia realmente un fenomeno di bullismo sia per promuovere un dialogo aperto tra i ragazzi: si crea così un vero e proprio laboratorio di confronto tra minori e membri dell’Associazione.
Durante un incontro di sensibilizzazione scaturisce una discussione tra Mario e Giovanni concernente un episodio, accaduto dopo una partita di calcio da loro giocata: non sono d’accordo se si sia trattato o meno di un atto di bullismo. Mario infatti afferma che Luigi ha volontariamente dato un calcio a Roberto, in quanto è arrabbiato con lui perché lo ritiene responsabile della sconfitta; invece Giovanni afferma che spesso Luigi litiga con Roberto per motivi di poco conto (Mario e Giovanni, incontro di sensibilizzazione presso una scuola media)
In un caso come questo, le assistenti sociali fanno ragionare i ragazzi con la loro testa e cercano di far comprendere loro l’accaduto, senza dare una risposta certa sul problema; molto spesso le domande di ACBS e degli alunni trovano risposta in questi ultimi: essi infatti discutono, dialogano, si aprono e tendono a raccontare le loro esperienze per supportarsi a vicenda, facendo emergere le proprie potenzialità.
Un altro metodo di intervento negli incontri di prevenzione sul bullismo per i ragazzi consiste nella partecipazione ai giochi di ruolo (Gini, Pozzoli: 2011), che, catturando la loro attenzione, aiutano i minori a far capire la sofferenza che le vittime provano nel momento in cui subiscono episodi di bullismo e/o di cyberbullismo. I giochi che l’Associazione propone consentono ai ragazzi di “mettersi nei panni” di vittima, bullo o spettatore; pertanto in classe si riproduce una scena di bullismo in cui la vittima sta disegnando, seduta su un banco, e il bullo la prende in giro e la insulta, supportato dagli spettatori. Infatti, come detto nel primo capitolo, caratteristiche fondamentali del bullismo sono sia la vigliaccheria di chi fa del male sia la complicità degli altri. Invece, per il fenomeno del cyberbullismo, all’inizio degli incontri, si consegna ad un ragazzo un cellulare, al quale giungono, da parte di un cyberbullo ovviamente nascosto, dei messaggi un po’ spiacevoli (“hai il naso lungo”, “non presentarti fuori da scuola”); si evidenzia così l’aspetto di vile anonimato di questo gesto. Partecipando ai giochi di ruolo, i ragazzi riescono a comprendere meglio le dinamiche del fenomeno del bullismo, sia grazie alla possibilità di assumere il punto di vista degli attori, sia grazie al confronto diretto e al dialogo che avviene fra gli stessi ragazzi, facilitato dai membri dell’Associazione.
In un incontro di sensibilizzazione Alessandro dice che, osservando questo “gioco”, ha compreso quanto una sua compagna da lui insultata abbia sofferto in quel momento, anche perché derisa da tutti (Alessandro, incontro di sensibilizzazione presso una scuola media)
Pertanto i ragazzi, provando “sulla loro pelle” quanto questi atti facciano male, soprattutto psicologicamente, ai loro coetanei possono capire che la minaccia o l’insulto ad un compagno è un atteggiamento scorretto e negativo. In riferimento a ciò, è importante ricordare il concetto di disimpegno morale, esposto nel secondo capitolo; si tratta della disattivazione dei meccanismo di controllo morale, che fa sì che una persona non aderisca alle norme che ha interiorizzato e si comportati in modo discordante rispetto ai valori morali posseduti, senza provare per questo senso di colpa. Attraverso attività pratiche, come i giochi di ruolo, i ragazzi riescono meglio a comprendere i sentimenti altrui, provando rancore e allo stesso tempo stupore nel vedere, pur attraverso una finzione, ciò che potrebbe o può accadere veramente nella realtà: questa sorta di esercizio dovrebbe essere utilizzata per accrescere e sviluppare i valori morali ed emotivi interiorizzati dai ragazzi, quali l’empatia, al fine di prevenire e cercare di evitare il meccanismo di disimpegno morale in un possibile bullo.
Un ulteriore punto su cui si focalizza il lavoro di ACBS sul territorio consiste nel cercare di mettere in risalto, come punto di forza dell’Associazione, il valore delle sue competenze esperienziali. Normalmente, dopo una prima parte di informazione sulla tematica e di comprensione della gravità del bullismo (giochi di ruolo), l’incontro con i ragazzi si focalizza sulla testimonianza, soprattutto di Vincenzo, ma anche di altri membri-vittime di bullismo di ACBS. Quello che risulta essenziale dal racconto delle storie di ex vittime di bullismo consiste nel fatto che la veridicità di ciò che esse esprimono, alcune volte mostrando ancora una certa sofferenza, porta i ragazzi a comprendere la pericolosità del bullismo e ad immedesimarsi o riconoscersi come vittime; la testimonianza di solito risulta essere il punto di partenza che permette ai ragazzi di aprirsi e raccontare anche la propria storia, soprattutto per chi è o è stato vittima; alcune volte anche gli stessi bulli raccontano le azioni di bullismo o cyberbullismo messe in atto.
Durante un incontro di sensibilizzazione, dopo che Vincenzo ha raccontato gli atti di prevaricazione subiti, Alfredo si fa coraggio e spiega che, da circa un mese, gli arrivano dei messaggi spiacevoli, spesso con insulti e minacce, sia su Facebook sia su Whatsapp (Vincenzo e Alfredo, incontro di sensibilizzazione presso una scuola media)
In questo caso, il ragazzo si è anche emozionato, piangendo, rivelando così ai presenti il dolore provato a causa di atti di cyberbullismo. E’ questo il vero valore dell’aiuto/mutuo aiuto: ascoltando la storia di Vincenzo, alcuni ragazzi comprendono che non sono gli unici ad aver subito delle azioni aggressive e decidono così di voler condividere ed esprimere i loro sentimenti di sofferenza parlando di se stessi, riuscendo poi così a riacquistare un po’ di sicurezza, controllo ed autostima. Come detto nel capitolo precedente, non sono solo i ragazzi-vittime a trarre vantaggio dal racconto di Vincenzo: anch’egli aiuta se stesso grazie all’incontro e alla condivisione dell’esperienza comune (principio helper therapy); ad esempio, quando Vincenzo racconta di essere stato preso in giro per il suo aspetto fisico esile ed essere stato insultato sui social network, permette a tutti i ragazzi di ascoltare un’esperienza diretta di sofferenza e alle vittime di rivedersi, in un certo senso di specchiarsi, nella situazione di Vincenzo; egli in questo modo aiuta anche se stesso a stare meglio: ciò si può notare dalla sua volontà e dal suo impegno ad andare nelle scuole e a parlare con i ragazzi; questa consapevolezza lo aiuta anche a vivere tutti i giorni una vita migliore e più serena. Il modo più efficace per comprendere il dolore di chi ha subito un episodio di violenza consiste nel “mettersi nei panni” sia di Vincenzo sia di chi racconta la propria esperienza negativa; ecco perché sono importanti anche i giochi di ruolo svolti prima del racconto dell’esperienza di Vincenzo o di altre vittime; in questi momenti le assistenti sociali promuovono un ascolto attivo, accogliendo i dubbi, le paure le incertezze dei ragazzi con dei semplici gesti o frasi che rafforzano i punti chiave dei racconti. I membri dell’Associazione, inizialmente sorpresi dal numero di ragazzi che dicono di essere o essere stati vittime, sono consapevoli del fatto che gli interventi nelle scuole sono volti anche a garantire ai ragazzi uno spazio di ascolto e di parola, avendo come supporto sia operatori professionisti sia un operatore naturale di aiuto.
Gli interventi messi in atto nelle scuole da ACBS si possono considerare come interventi di advocacy, atti a permettere alle vittime il sostegno e il diritto di esprimersi che forse nella vita di tutti i giorni non riescono ad avere, poiché spesso non vengono ascoltate né dai genitori né dagli insegnanti. Spesso accade che i membri dell’Associazione si fanno da portavoce dei ragazzi-vittime, e vanno loro stessi a parlare con i genitori o con gli insegnanti di quello che succede, sempre con l’autorizzazione del minore; oppure insieme decidono cosa il ragazzo può e deve dire agli adulti, o ancora il minore e un membro di ACBS insieme riferiscono agli insegnanti il loro punto di vista su una determinata situazione di difficoltà. Infine, con un intervento di peer advocacy nelle classi, viene affiancato alle vittime Vincenzo che, comprendendo meglio ciò che accade a chi soffre per episodi di bullismo, riesce ad accompagnarli nel superare la situazione contingente e a porsi come punto di riferimento e modello da seguire. I membri di ACBS si trovano in una posizione differente rispetto ad altri operatori e figure adulte significative per i minori poiché si relazionano con loro in maniera paritaria e quasi amicale.
Come si è già detto, Vincenzo svolge una funzione sia di operatore naturale di aiuto, raccontando la propria storia, sia di peer advocacy, affiancandosi a ragazzi che hanno vissuto una simile esperienza di vita; egli non ha solo un ruolo di ascolto e di aiuto individuale e di gruppo per le vittime, ma si pone anche come operatore di advocacy a livello di sistema. Vincenzo sa che, sia a causa della sua esperienza di vittima di bullismo sia a causa delle innumerevoli vittime che al giorno d’oggi incontra soprattutto nelle scuole e/o sente attraverso i mass media, esse non riescono ad essere ascoltate abbastanza e a parlare di ciò che succede loro, nonostante gli interventi dei servizi e delle istituzioni che si occupano dei minori. Egli comprende, soprattutto dall’esperienza diretta, che gli operatori dei servizi, gli insegnanti della scuola e i genitori non riescono sufficientemente ad aiutare le vittime di bullismo. Per questo decide di farsi portavoce delle vittime all’interno della società e di promuovere un cambiamento sociale e di pensiero, per fare in modo che le vittime possano sia avere voce sia riacquistare autostima e un ruolo nella società; pertanto le preoccupazioni della sua vita e quelle della vita delle altre vittime sono la base sia per stare meglio con se stesso, grazie agli incontri con i ragazzi nelle scuole, sia per promuovere un atteggiamento diverso di fronte al fenomeno del bullismo a livello di sistema politico e di servizi. Infatti, come operatore di advocacy di sistema, Vincenzo ha rappresentato la voce di tutte le vittime di bullismo alla Camera dei Deputati durante l’incontro “tutti insieme contro il cyberbullismo” all’interno della discussione della proposta di legge, spiegata nel terzo capitolo, che si basa proprio sulla prevenzione sociale, sulla tutela e sull’aiuto alle vittime stesse. Vincenzo è riuscito a portare il loro punto di vista, davanti a coloro che devono prendere delle decisioni per promuovere il benessere di tutte le vittime di bullismo.
Dall’esperienza di ACBS nelle scuole con alunni, genitori e insegnanti, si è notato che i ragazzi hanno bisogno di parlare di se stessi, delle loro preoccupazioni, dei loro problemi e di come affrontarli nel migliore dei modi; per tale motivo i membri dell’Associazione hanno pensato di sperimentare l’apertura di uno spazio di ascolto dedicato alle vittime e ai loro genitori, in collaborazione con il Comune di Cerro Maggiore. Tale spazio può essere definito una sorta di risorsa sia di sostegno sia di supporto promossa daoperatori con competenze esperte ed esperienziali per chi si trova a dover affrontare una problematica come il bullismo, allo scopo di migliorarne la qualità di vita. Infatti in alcuni casi sia la scuola sia la famiglia non sono in grado di ascoltare i minori in modo proficuo: pertanto un fenomeno come il bullismo può rimanere nascosto per diverso tempo; invece, attraverso uno “sportello” ad hoc per le vittime, i membri di ACBS possono ascoltare attivamente i minori e le loro famiglie e dare il giusto spazio per esprimere i sentimenti quali la gioia, la tristezza, la noia, la disistima di sé, la voglia o meno di vivere, il successo o l’insuccesso scolastico, il rifiuto più o meno esplicito di parlare con i genitori, la violenza fisica o psicologica subita. Inoltre lo spazio di ascolto garantisce che, nel momento in cui le vittime abbiano bisogno di ulteriori supporti, gli operatori possano aiutarli ad essere indirizzati a servizi specialistici per un sostegno maggiore, come ad esempio i Consultori locali o altri servizi territoriali.
Come affermato all’inizio di questo paragrafo, gli interventi di prevenzione sul bullismo non vengono promossi solamente per i ragazzi; è necessario altresì un intervento globale e multifattoriale che coinvolga anche chi ha il compito di educare ed istruire i ragazzi stessi: sono le figure adulte che dovrebbero prevenire ed aiutare nel migliore dei modi le possibili vittime e bulli; inoltre, visto che il bullismo è un fenomeno relazionale, anche coloro che apparentemente sembrerebbero essere coinvolti indirettamente, cioè gli spettatori.

Gli incontri con i genitori nelle scuole

Le prime figure adulte da coinvolgere sono i genitori dei ragazzi, poiché, come detto nel secondo capitolo, sono le prime agenzie di socializzazione per i ragazzi stessi e talvolta la radice da cui possono prevenire fenomeni di bullismo. Poiché al giorno d’oggi la relazione genitore-figlio è sempre meno basata sulla comunicazione e su un rapporto di fiducia reciproco, i genitori dovrebbero essere ben informati sul tema del bullismo per comprenderne i rischi e i pericoli e riuscire così ad accorgersi in tempo dei sintomi di tale fenomeno; inoltre, poiché, gli interventi nelle scuole risultano essere rivolti in parallelo sia agli insegnanti sia ai genitori sia ai ragazzi, i membri di ACBS pensano sia importante riportare in tali incontri anche quello che si verifica nelle classi, per far comprendere, soprattutto ai genitori, cosa i loro figli sanno riguardo al bullismo. Gli incontri rivolti alle famiglie sono organizzati secondo una modalità totalmente volta
al dialogo, come quella attuata nei confronti dei ragazzi: alla fine sono i genitori stessi, che, grazie a una riflessione partita dall’incontro con ACBS, trovano le risposte adatte alle loro difficoltà, senza avere dagli operatori delle soluzioni precise su come agire nel caso in cui vengano o siano venuti a contatto con il fenomeno del bullismo. Inoltre, come si è detto in precedenza, l’intreccio tra le competenze delle assistenti sociali e delle vittime di bullismo di ACBS fa in modo che gli incontri con i genitori non risultano essere solamente delle lezioni teoriche: infatti da un lato gli operatori sociali di ACBS si soffermano su alcune linee guida informative che possono essere utili ai genitori per districarsi nel fenomeno del bullismo, dall’altro lato Vincenzo o altri membri di ACBS danno consigli e suggerimenti poiché, avendo vissuto sulla propria pelle atti di bullismo, riescono a spiegare questo fenomeno e come affrontarlo in concreto con esempi reali. In primo luogo, le assistenti sociali di ACBS si soffermano sull’importanza di prestare attenzione al vissuto emotivo del figlio, cercando di farne emergere i sentimenti, le paure, le difficoltà, provando a mettersi nei suoi panni per capire meglio cosa sta vivendo; ad esempio, dal racconto di Vincenzo, spesso si capisce che quando egli tornava a casa da scuola ed era spesso triste e chiuso in se stesso, i genitori non riuscivano a capirne il perché: sotto questo silenzio infatti si può nascondere il fatto che un ragazzo è vittima di offese da parte dei coetanei. In secondo luogo le assistenti sociali affermano che i genitori dovrebbero fornire modelli concreti di comportamenti, anche per affrontare le difficoltà nella vita dei figli; nel momento in cui un genitore segue dei principi morali ben precisi, è necessario che li accompagni con dei comportamenti coerenti; ad esempio, durante un incontro di ACBS con i genitori, le assistenti sociali hanno riferito che alcuni ragazzi raccontano che spesso i genitori usano molto i social network, pubblicando anche foto “sgradevoli” del proprio figlio; da questo episodio nascono una discussione e un confronto tra i genitori sul fatto che un loro comportamento immorale potrebbe portare a sua volta il figlio a sentirsi autorizzato a tenere tale atteggiamento con i coetanei, provocando addirittura un fenomeno di cyberbullismo. In terzo luogo ci si sofferma su fatto che i genitori dovrebbero cercare di potenziare l’autostima del figlio, poiché essa gioca un ruolo fondamentale nel processo di sviluppo del proprio Io, riuscendo a prevenire sia la possibilità di diventare vittima sia il rischio di diventare bullo: infatti il bullo riuscirebbe a gestire la propria rabbia in senso costruttivo e positivo; un buon livello di autostima corrisponde a migliori risultati in termine di benessere, di immagine di sé e di qualità della vita in età evolutiva.
In un incontro di sensibilizzazione Roberta, una mamma, dice che i ragazzi devono essere apprezzati per quello che fanno e amati per quello che sono; ne scaturisce un confronto tra genitori, in cui Anna riferisce di essersi resa conto di non aver capito il disagio in cui si trovava la figlia che veniva presa in giro dai propri compagni: pensava che la ragazza dovesse difendersi da sola e non preoccuparsi di quello che le dicevano, invece poi ha compreso che deve aiutare sua figlia a capire il perché sta male e perché la prendano in giro, cercando di aumentare la sua autostima e di apprezzarla così com’è, con i suoi difetti e i suoi pregi (Roberta e Anna, incontro di sensibilizzazione in una serata presso una scuola media)
Inoltre, soprattutto nel caso del bullismo, il genitore non dovrebbe minimizzare il problema, ma favorire un clima di ascolto attivo, evitando comportamenti di colpevolezza e potenziando appunto il dialogo e il rapporto di fiducia. Il dialogo infatti è il primo modo per comunicare i propri sentimenti ed emozioni per farsi conoscere e capire; la capacità dell’adulto sta proprio nel far emergere, attraverso la comunicazione con il figlio, le sue potenzialità e i suoi limiti. E’ pertanto evidente che un buon rapporto tra genitori e figli deve essere basato sul confronto e non sulla rigidità delle opinioni o la tolleranza. Vincenzo infatti racconta che non ha mai parlato spesso con i genitori sia della sua vita in generale sia soprattutto degli atti di bullismo subiti: egli temeva soprattutto che la mamma non avrebbe creduto a ciò che gli stava capitando e che soffrisse ancor di più di lui. Secondo ACBS infatti gli atti di bullismo derivano spesso da un’assenza di dialogo tra genitori e figli; ciò crea un vero e proprio vuoto generazionale, causando continue situazioni problematiche all’interno del contesto familiare e della società. Senza comunicazione i minori non riescono ad attuare delle scelte di comportamento, che tengano conto di principi morali ed etici, crescendo così fragili e insicuri, privi di anticorpi contro le difficoltà della vita, come appunto è successo a Vincenzo. Talora si incolpano erroneamente solo i ragazzi che hanno compiuto o subito un atto di bullismo, senza tener conto del fatto che talvolta non hanno avuto un’educazione adeguata. Spesso i genitori affermano come siano importanti gli incontri sul bullismo come quelli con ACBS, poiché, sia attraverso la testimonianza di esperienze dirette sia attraverso la discussione e il dialogo su tematiche inerenti al bullismo, possono capire come comportarsi con i propri figli. Questa comprensione infatti potrebbe essere utile ai genitori stessi per instaurare un rapporto con i figli fondato sulla fiducia e sul dialogo: infatti le difficoltà che i giovani incontrano nella vita di tutti i giorni dovrebbero essere prese in considerazione dai genitori e dovrebbe essere data loro la giusta attenzione sia per prevenire l’aggressività, che si potrebbe tramutare in veri e propri comportamenti violenti tipici dei bulli, sia per prevenire l’insicurezza, che si potrebbe tramutare in mancanza di personalità o depressione, caratteristiche tipiche delle vittime. Il dialogo con i genitori ha la funzione di rimuovere queste conseguenze negative nei ragazzi e promuovere la responsabilizzazione verso se stessi e verso gli altri. I genitori per aiutare i loro figli a vivere esperienze positive durante l’infanzia, la preadolescenza e l’adolescenza ed evitare che incorrano in episodi di bullismo, dovrebbero fin da subito favorire in loro una socializzazione positiva con i coetanei; è necessario pertanto che collaborino con la scuola per promuovere sempre il benessere del minore. In ultima analisi, le assistenti sociali, che devono possedere competenze giuridiche, hanno il compito di informare i genitori e anche gli insegnanti, come si vedrà in seguito, sugli aspetti legislativi inerenti al fenomeno del bullismo; infatti, pur mancando ancora una legge sul fenomeno, in alcuni casi, gli episodi di violenza legata al bullismo hanno rilevanza penale e civile in capo al bullo e, in alcune situazioni, entra in gioco anche la responsabilità di genitori e di insegnanti, come spiegato nel terzo capitolo.

Gli incontri con gli insegnanti nelle scuole
Fino ad ora è stato esposto il lavoro dell’Associazione con i genitori; adesso ci si soffermerà sull’intervento rivolto agli insegnanti delle scuole; anche gli incontri con i docenti vengono organizzati da ACBS nello stesso modo, facendo però leva su alcune linee di riferimento per prevenire il fenomeno del bullismo e garantire una politica scolastica antibullismo adeguata, come citato nel secondo capitolo. La figura più importante all’interno della scuola è appunto l’insegnante, poiché trascorre la maggior parte del tempo con i ragazzi. ACBS ritiene che sia essenziale sensibilizzare i docenti riguardo al bullismo: al giorno d’oggi infatti la figura risulta diversa rispetto al passato; i genitori un tempo riuscivano a preparare il figlio alla vita, mentre oggi sembra che tale capacità si sia un po’ perduta e il loro ruolo viene talora assunto dagli insegnanti. Innanzitutto, le assistenti sociali, durante gli incontri con gli insegnanti, affermano che essi dovrebbero andare oltre al semplice rapporto scolastico con l’alunno, cercando di instaurare una relazione di fiducia, comprendendo le difficoltà e le potenzialità dell’alunno ed aiutandolo anche a sviluppare il processo di identità, fondamentale per la costruzione della personalità. Ciò risulta essenziale di fronte ad episodi di bullismo; infatti, nel momento in cui l’insegnante mette in gioco il suo lato umano, potrà rendersi conto degli atti di prevaricazione, osservando il ragazzo e anche mettendosi nei suoi panni: ad esempio Vincenzo racconta spesso che durante il suo percorso scolastico rimaneva quasi sempre nel banco da solo, senza che alcun coetaneo né insegnante se ne accorgessero e gli chiedessero perché spesso fosse triste e non parlasse con nessuno.
Durante un incontro di sensibilizzazione Luisa, insegnante, chiede ai membri di ACBS e ai colleghi come sia possibile che un ragazzo, per un lungo periodo, stia psicologicamente male senza che nessun docente si renda conto del suo stato d’animo; Franca invece afferma che è difficile far combaciare l’aspetto scolastico e quello umano di un insegnante, poiché spesso, a causa dei problemi quotidiani nella scuola, non rimane il tempo necessario per accorgersi di tutto quello che accade a ciascun alunno (Luisa e Franca, incontro di sensibilizzazione in una serata presso una scuola superiore)
In secondo luogo le assistenti sociali spiegano che i docenti, per comprendere se in classe ci sia un bullo o una vittima, devono prestare attenzione al rendimento scolastico degli alunni, alla socializzazione con i compagni, cercando di andare oltre il loro ruolo e vedere se stessi come educatori di una nuova generazione; l’insegnante, non dovrebbe lasciar perdere quando è di fronte a dei conflitti tra coetanei: questi potrebbero essere dei fattori di rischio di bullismo. Come figura adulta, atta non solo ad istruire scolasticamente i ragazzi, ma anche ad insegnare loro determinate regole civili, dovrebbe aiutare gli studenti a sperimentare delle soluzioni alternative in questi conflitti, basate sul confronto e sul dialogo. Ad esempio Vincenzo racconta sempre che alcuni suoi insegnanti notavano che in classe c’erano degli screzi tra ragazzi, ma, forse per paura di intervenire troppo drasticamente e pensando che fossero delle “ragazzate”, non avevano il coraggio di agire in nessun modo. Inoltre, come per i genitori, anche per gli insegnanti è fondamentale promuovere un dialogo scuola-famiglia in modo tale da evitare l’emergere di qualsiasi tipo di malessere, come appunto il bullismo; infatti gli insegnanti dovrebbero avere rapporti stretti con i genitori per riuscire a comunicare loro anche eventuali difficoltà relazionali ed emotive dei figli, cercando di instaurare un rapporto di reciproca comprensione e non improntato su giudizi o spiegazioni psicologistiche, lasciando alla famiglia il compito principe dell’educazione dei figli.
In un incontro di sensibilizzazione, Francesca, insegnante, afferma che talvolta incontra difficoltà nel comunicare con i genitori poiché spesso la famiglia si schiera dalla parte dei figli, senza prestare attenzione ai suggerimenti dati dai docenti (Francesca, in un incontro di sensibilizzazione presso una scuola media)
I membri di ACBS cercano di mostrare l’importanza della creazione di un’alleanza tra la scuola e la famiglia al fine di trasformare un’eventuale esperienza negativa di un ragazzo in esperienza positiva ed educativa; per creare un’alleanza scuola-famiglia è essenziale che, qualora un insegnante sia in difficoltà per la situazione di un alunno, chieda la collaborazione di un collega e l’intervento del Dirigente scolastico; ad esempio, se nota che una ragazza è spesso sola, facile bersaglio di comportamenti aggressivi, è fondamentale chiedere un parere ad un altro insegnante, perché una visione congiunta del problema è sempre più efficace. Spesso, durante gli incontri, i docenti chiedono agli operatori e ai membri-vittime di bullismo quali siano i comportamenti più adatti che un insegnante deve tenere sia per evitare che si creino situazioni conflittuali sia per gestire una possibile condizione di prevaricazione tra ragazzi. Le assistenti sociali di ACBS spiegano che un docente dovrebbe agire come una guida e un operatore di sostegno sia nei momenti di disagio in classe sia in una normale ora di lezione, senza svolgere un ruolo di “poliziotto”, agendo con punizioni e minacce, o facendo finta di nulla. Nel ruolo di guida il docente si fa percepire come figura positiva all’interno della scuola e come punto di riferimento per i ragazzi, i quali possono considerarlo come modello di confronto con i propri genitori; invece, attraverso le punizioni, il docente può far aumentare i sensi di rabbia dei ragazzi, portandoli a legittimare i comportamenti aggressivi. Vincenzo racconta spesso che durante il suo percorso scolastico non ha mai avuto degli insegnanti che lo hanno aiutato a comprendere ciò che gli stava accadendo, non è riuscito a vedere in loro delle figure che disapprovassero i comportamenti aggressivi dei compagni e valorizzassero dei comportamenti adeguati: infatti, con il passare del tempo, non essendo sostenuto neppure dalle figure adulte più importanti nella scuola, incominciava a pensare che fosse una cosa normale che i bulli lo prendessero in giro, facendosene pertanto una ragione.
Da quello che è stato esposto, si può capire l’importanza del fatto che sia gli insegnanti sia i genitori vengano ben informati dell’esistenza del fenomeno del bullismo e di come esso si manifesti; come si è visto, il lavoro da parte di ACBS con entrambe le figure di riferimento dei minori è incentrato sul dare degli “input” sia pratici sia teorici, che permettono loro sia di confrontarsi sia di comprendere come prevenire o affrontare il bullismo. Come si è detto nel secondo capitolo, gli insegnanti e, soprattutto i genitori, dovrebbero promuovere un comportamento prosociale al fine di prevenire atti di bullismo: da un lato gli atteggiamenti dei genitori devono basarsi sull’ascolto, sulla comprensione dei bisogni dei figli e mostrare attenzione nei riguardi delle loro richieste; dall’altro gli insegnanti devono dare regole precise e aiutare gli alunni che si trovano in difficoltà, promuovendo la socializzazione, la cooperazione tra pari e la fiducia negli altri. La prevenzione di ACBS è proprio basata sul rafforzamento e il potenziamento di questo comportamento prosociale, che alcune volte nelle figure adulte risulta carente, soprattutto quando i minori diventano vittime o bulli; inoltre tale comportamento consentirebbe lo sviluppo nei ragazzi di abilità empatiche, che permetterebbero di evitare o almeno di riconoscere un atto di bullismo.

Rilevanza, limiti e prospettive future del lavoro sociale dell’Associazione contro il bullismo scolastico
Fino ad ora l’impatto dell’operato di ACBS sul territorio porta un notevole beneficio ed aiuto, soprattutto per le istituzioni scolastiche, che non sempre sanno come affrontare un tema molto diffuso, dirompente e precoce. ACBS si pone come risorsa di supporto alle scuole per informare e per discutere con i ragazzi del fenomeno. Inizialmente è stato difficile contattare le scuole sul territorio per promuovere il progetto sul bullismo; la problematicità in particolare è stata quella di far comprendere, soprattutto ai Dirigenti scolastici, che gli interventi nelle classi e con le figure adulte vengono svolte sia da operatori professionisti sia da vittime di bullismo che raccontano la propria storia. Infatti all’inizio volevano sapere con certezza se agli incontri partecipassero anche le assistenti sociali e soprattutto volevano incontrarle di persona prima degli interventi. Con il passare del tempo però, l’Associazione è riuscita a farsi conoscere sul territorio tramite i social network, il passaparola tra le scuole, la stampa, la televisione; infatti se all’inizio erano le assistenti sociali di ACBS a dover contattare le scuole, ora sono le scuole stesse a chiedere degli incontri. Questo soprattutto grazie al lavoro congiunto tra operatori professionisti e vittime di bullismo: le istituzioni infatti hanno apprezzato molto il fatto che ci siano dei ragazzi che raccontano la propria storia e anche il fatto che gli incontri siano organizzati con la partecipazione dei diretti interessati. Il progetto di ACBS ha un diretto impatto psicologico e sociale sui ragazzi: in un’ora circa di incontro si toccano tutti i “tasti” fondamentali del fenomeno del bullismo. La sua rilevanza si può notare anche da quello che dicono alla fine i diretti interessati:
alla fine di un incontro di sensibilizzazione Mario dice ai membri di ACBS:“grazie per essere venuti; è importante quello che fate; grazie per averci raccontato queste cose, grazie per averci ascoltato!” (Mario, incontro di sensibilizzazione presso una scuola media)
Anche un Dirigente scolastico e degli insegnanti hanno rilevato l’importanza del lavoro di ACBS al giorno d’oggi: infatti dopo una giornata di sensibilizzazione sul bullismo in una scuola, il Dirigente scolastico si è congratulato consegnando per iscritto ad ACBS dei ringraziamenti:“un ringraziamento ai membri di ACBS per la grande disponibilità e bravura. Un augurio perché la loro speciale attività possa portare aiuto a tante persone”. Il progetto proposto da ACBS funziona poiché riesce a far emergere le potenzialità dei diretti interessati, coinvolgendoli negli incontri: è come se il progetto venisse scritto insieme a loro e solo per loro; i membri di ACBS infatti entrano in contatto con le paure dei genitori, con le difficoltà degli insegnanti e con le emozioni dei ragazzi.
Il risultato positivo dell’intervento di prevenzione di ACBS consiste nel rimuovere, anche sul nascere, eventuali atti di bullismo che si potrebbero verificare tra ragazzi: infatti spesso alcuni docenti ringraziano l’Associazione per aver compreso i rischi di bullismo di cui essi stessi non si erano resi conto. Inoltre l’intervento di ACBS è rilevante perché permette ai ragazzi, agli insegnanti e ai genitori di aumentare la consapevolezza di tale problema sociale e di trattare un tema che forse senza l’operato di ACBS non affronterebbero né a scuola né con i propri figli/alunni. Il lavoro di prevenzione svolto soprattutto dalle assistenti sociali di ACBS può sopperire agli scarsi interventi di sensibilizzazione promossi dai servizi sociali territoriali per la mancanza di tempo da parte degli operatori; infatti, come detto nel precedente capitolo, i compiti dell’assistente sociale risultano essere quelli di assistenza, di riparazione e di prevenzione. Però quest’ultima spesso viene sottovalutata dai servizi che, sia per necessità sia per volontà, si soffermano su altri aspetti di lavoro sociale, tralasciando quello di prevenzione del bullismo. ACBS invece si muove proprio per cercare un modo innovativo e originale per promuovere prevenzione e supportare le vittime di bullismo. Pertanto le assistenti sociali, utilizzando creatività e una nuova prospettiva di lavoro, vanno incontro ai bisogni e alle esigenze dei minori.
Nonostante i risultati positivi del lavoro dell’Associazione, si possono rilevare anche delle criticità; infatti, come detto sopra, gli interventi di ACBS nelle scuole vengono svolti solo in un unico incontro; ciò, alcune volte, può risultare poco efficace, poiché da un lato non permette alle possibili vittime di avere la fiducia necessaria per aprirsi e parlare della propria situazione, dall’altro lo scarso tempo disponibile comporta il fatto che, a seconda delle classi in cui si interviene, alcuni temi sul bullismo vengono trattati in modo sintetico e invece avrebbero bisogno di maggiore spazio. Una ulteriore questione non ancora prevista da ACBS è la valutazione dei suoi interventi; infatti i risultati positivi del lavoro si rilevano dalle parole di alcuni diretti interessati, senza predisporre dei questionari scritti in cui ognuno possa esprimere la propria opinione. Durante i primi incontri con i genitori e gli insegnanti, ACBS si è accorta che spesso gli adulti chiedono spiegazioni precise sulle possibili conseguenze di rilevanza penale e civile relative ad un episodio di bullismo commesso da un bullo, su come le vittime e le loro famiglie possano essere supportate e a chi debbano chiedere aiuto nell’immediato. Infatti una criticità del lavoro di ACBS consiste nel fatto le assistenti sociali non si erano subito soffermate sugli aspetti di diritto rilevanti nel campo del bullismo.
Come esposto nel terzo capitolo, la proposta di legge “Disposizioni per la prevenzione e il contrasto dei fenomeni del bullismo e del cyberbullismo”, all’art. 4 da un lato espone la necessità che un ragazzo di età simile a quella dei minori venga preparato e formato a tale scopo; dall’altro stabilisce il compito dei servizi sociali e delle Associazioni del territorio di fare prevenzione riguardo al bullismo e di predisporre interventi adeguati per i bulli e per le vittime. Inoltre, la proposta si focalizza sul fatto che gli insegnanti e le famiglie devono essere informati e formati didatticamente ed educativamente su come poter intervenire sul bullismo. In questo possibile panorama futuro, ACBS potrebbe fungere da Associazione principe su ciò che la proposta di legge dispone; d’altronde anche ora il ruolo svolto dai suoi membri consiste essenzialmente nell’applicazione di tale proposta di legge. L’esperienza concreta di ACBS nelle scuole mette in risalto la necessità di supporti continuativi ed efficaci per le problematiche delle generazioni attuali, come bullismo e cyberbullismo. In questa prospettiva potrebbe essere utile l’introduzione di un operatore sociale all’interno delle istituzioni scolastiche per riuscire a prevenire tali fenomeni e supportare gli alunni in difficoltà, per fare da tramite nel rapporto scuola-famiglia e per collaborare sul territorio con servizi specifici per determinate problematiche degli alunni, come appunto fa ACBS; ad esempio un assistente sociale sarebbe la figura più adatta per proporre alle scuole degli interventi di Associazioni che si occupano di bullismo scolastico o di advocacy. Ciò risulterebbero fondamentale nelle scuole: infatti, secondo l’esperienza di ACBS, l’informazione sul fenomeno e l’ascolto delle vittime sono i due aspetti principali per contrastare ed affrontare il bullismo. ACBS ha sempre focalizzato l’attenzione, oltre che sulla prevenzione in senso generale, sul supporto delle vittime di bullismo, poiché porta l’esperienza di alcune vittime; ma dopo quasi due anni di lavoro nelle scuole, in un panorama futuro, ACBS vorrebbe portare sul territorio anche l’esperienza di alcuni bulli per dare, soprattutto ai ragazzi, una visione più completa del fenomeno del bullismo e per ascoltare i vissuti di sofferenza e di dolore dei bulli nell’agire in maniera aggressiva contro i coetanei.

 

Tratto dalla tesi di laurea ” SFIDE E PROSPETTIVE NELLA RISPOSTA AL BULLISMO: UN PUNTO DI VISTA GIURIDICO E SOCIALE ” della Dott.ssa Bombelli Federica

Digiprove sealCopyright secured by Digiprove © 2017 Vincenzo Vetere