Lotta al Bullismo, vincere si può! La storia di Emanuela Procopio

(Foto di Michela Taeggi – Testo di Linda Marino)

Emanuela Procopio, studentessa  di Milano. Ho sempre fatto i conti con un fisico un po’ abbondante che mi accompagna sin dalla scuola materna. All’ età di sedici mesi sono stata operata al cuore per una malformazione congenita e le successive cure al cortisone hanno fatto gonfiare il mio corpo di bambina. E’ stato allora che alla scuola materna hanno iniziato a prendermi in giro. “Sei grassa!”, urlavano gli altri bambini, e io mi sentivo sempre più sola e incompresa. Alle elementari mi davano della cicciona, ma ormai ero quasi assuefatta al disprezzo dei miei coetanei. Il culmine di tanto odio è stato raggiunto in seconda media: al saggio musicale di fine anno, dopo aver suonato il violino, e aver vinto la paura di esibirmi in un teatro gremito, un ragazzino mi ha invitata ad andare con lui e altri coetanei sul terrazzo dell’edificio. Ero talmente lusingata da quell’ invito, che ho accettato volentieri. Una volta lì, non vedevo niente perché fuori era buio. Sentivo alcune voci, ma non riuscivo a scorgere i volti. Ricordo solo che hanno iniziato a sferrarmi calci e pugni. Poi il vuoto. Ho perso i sensi e quando mi sono ripresa intorno a me non c’era più nessuno. Intanto mia madre mi aveva cercata per tutto il teatro ed era disperata. Quando l’ho vista avevo solo un gran bisogno di abbracciarla, ma ho dovuto fingere che tutto andasse bene. “Dove sei stata? E’ da un’ora che ti cerco per tutto il teatro”, urlava. “Mamma, scusami, non mi sono resa conto del tempo che passava. Mi ero fermata a chiacchierare con alcuni amici”, ho mentito quella volta. Quell’ estate l’ho vissuta con il ricordo di quella sera, di quei calci che mi colpivano senza sosta, di quelle risate sadiche.  Mi vergognavo e temevo che confidandomi con mia madre avrei subito ritorsioni più gravi dai miei conoscenti. Solo dopo circa un anno ho trovato il coraggio di confessarle cosa era successo quella sera. Parlare con lei mi ha fatto bene, a volte mi chiedo come mai non l’ho fatto prima. Oggi frequento il terzo anno di un istituto professionale socio sanitario e con i miei compagni di classe vado d’accordo. Quando qualcosa non va cerco di parlare e confrontarmi con loro, piuttosto che chiudermi in me stessa. Sono una persona nuova. Tutto il resto fa parte del passato.

 

Articolo originale : http://www.openreport.it/?p=81

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